Forse questo post non è proprio inerente all’argomento di questo blog, ma non potevo non scriverlo!!!!!
Il 15 giugno sono andata a vivere il concerto di Vasco Rossi allo stadio del Conero ad Ancona.
Ecco, lì ho avvertito la sensazione di essere un tutt’uno con Vasco, la sua band e tutto lo stadio, con quella moltitudine di braccia che spingevano verso l’alto, nel tentativo di raggiungere il loro mito, di spiccare il volo o di ergersi abbastanza per poter dire: “Sì Vasco, ci sono anch’io!”
Un cordone viscerale attraversava tutto lo stadio, per lungo e per largo e puntava lì dritto allo stomaco e tutti eravamo uguali, senza più volti, nè fisico, ma solo anime che raccontavano una storia sempre diversa ma che si pronunciava allo stesso modo.
Vivere un concerto di Vasco Rossi significa partecipare, ognuno come può, ognuno come riesce, dimenticandosi la propria finitezza e nel tentativo di sonfiggerla fondersi in una malgama in cui Vasco non è che il direttore d’orchestra. Un’esperienza tattile, costruita dalle sensazioni che sovraffollano lo stadio.
Dunque cosa può contare l’estetica in un contesto simile?








